Pianti e lamenti PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Lunedì 30 Agosto 2004 01:00

Il Canal Grande ormai scoppia, ma non è che nel resto del Centro Storico e della Laguna le cose vadano meglio. Siete mai stati tra le 4 e le 5 del mattino in Rio Novo o alle F.Nove? o tra le 15 e le 18 in canale di S.Giacomo? o più semplicemente in Canale della Giudecca e in Bacino? Avete mai provato ad attraversare il Canale dei Marani tra i Bacini e le Vignole? ormai neanche i siegoli non lo fanno più. Oppure nei giorni estivi a S.Erasmo a Treporti o dalle parti degli Alberoni. Per non parlare delle notti lagunari attraversate da decine di barchini e motoscafi lanciati a folle velocità molti dei quali al buio totale. Diciamolo sinceramente: siamo fortunati potrebbe essere una strage. Spesso gli incidenti si risolvono senza clamore senza che nessuno lo sappia.

Se fossero applicate in Laguna le nuove ferree regole della strada probabilmente nel giro di pochi giorni avremmo risolto il problema, tra patenti ritirate e barche sequestrate non ci sarebbe più nessuno in giro. Il Commissario al Moto Ondoso ha quasi terminato il suo mandato triennale con quali risultati? Sicuramente è stata una grande occasione persa. Si poteva fare meglio con ordinanze più oculate, semplici e perciò più facilmente applicabili; lasciare all’Amministrazione Comunale i grandi progetti e dedicarsi maggiormente al motivo della nomina: l’emergenza.

Invece la situazione è peggiorata, tutti lo dicono e tutti lo possono riscontrare, il numero dei mezzi è in costante aumento, mentre il controllo e la gestione del traffico è andata a farsi friggere. Non crediamo sia stato efficace gestire l’emergenza aumentando la velocità, le potenze dei motori lasciando libera circolazione a chiunque. Queste iniziative dovevano essere eventualmente assunte in una fase successiva, quando, con il moto ondoso contenuto in termini accettabili, la situazione si fosse normalizzata. La situazione è talmente tragica che in questi giorni stiamo assistendo al pianto di coccodrillo delle categorie "forti" cittadine. Gondolieri, motoscafisti, trasportatori, ambulanti, commercianti e altri dei pubblici servizi dopo anni passati a difendere accanitamente i loro privilegi infischiandosene dei diritti dei cittadini normali e soprattutto dei diritti di questa povera città, violentata in ogni suo dove, ora, che il permissivismo loro concesso per decenni gli si è rivoltato contro lanciando sul mercato in concorrenza sleale ogni sorta di operatore irregolare, insorgono e improvvisamente il bene e la salvaguardia di Venezia diventano la loro primaria necessità e la loro filosofia di vita. Bene, d’accordo raccogliamo la sfida e facciamo chiarezza.

L’aspetto che più incide sulla normale vita cittadina è legato al problema del moto ondoso provocato dal transito delle numerose barche in circolazione adibite ai trasporti commerciali di cose e persone e ai danni che questo fenomeno procura sia ai manufatti che alle piccole barche. Trasportatori, piloti Actv, motoscafisti e anche gondolieri, con i loro grandi granturismo che scorazzano veloci in lungo e in largo per la laguna, sono i conducenti o i proprietari di questi mezzi e devono dimostrare che il loro pianto per le sorti di questo territorio è finalmente sincero adottando quelle iniziative personali e di categoria utili al contenimento del fenomeno. Solo allora potranno rivendicare l’applicazione di norme , che tutti condividiamo, per arginare le furbizie altrui.

Non ci stiamo a renderli gli unici aventi il diritto di fare quello che vogliono come in passato.

La situazione veneziana è compromessa anche per la totale insensibilità di alcuni comuni limitrofi che fingono di non sapere che le loro autorizzazioni poi si riverseranno nei nostri canali cittadini.

La Provincia di Venezia, competente autorità di Bacino, dove intervenire con una Conferenza di Servizi tra i Comuni interessati al problema che permetta una rapida soluzione anche normativa.

Nel frattempo qualcuno ci spiega perché le barche autorizzate nei corsi fluviali sono immatricolate alla Capitaneria di Porto? Perché queste barche nei loro comuni d’origine non hanno spesso neanche l’ormeggio? Perché i comuni non revocano le autorizzazioni a servizi che di fatto non vengono mai svolti nel loro territorio comunale? Perché il Comune di Venezia non revoca i permessi d’ormeggio a barche con autorizzazioni di altri comuni? Perché molte norme già esistenti non sono applicate? Passano gli anni e si ritorna sempre al punto di partenza: la volontà politica di fare o non fare le cose, di mantenere quanto promesso in campagna elettorale. Ma ci ricorderemo!

Ultimo aggiornamento Giovedì 06 Dicembre 2007 09:55